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Messaggio  presidente il Ven Giu 13, 2008 2:44 pm

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I media hanno un ruolo di assoluta centralità nell’informare ed educare i cittadini. Ma non sempre sono all'altezza di queste responsabilità o purtroppo non sempre garantiscono obiettività e imparzialità delle notizie.
In questa sezione si trovano informazioni utili sul sistema radio-televisivo e sulle normative di riferimento per sapere come e quando non viene rispettato il consumatore.
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Canone RAI va conservato per 10 anni

Messaggio  presidente il Ven Giu 13, 2008 2:47 pm

presidente ha scritto:Radio-tv
I media hanno un ruolo di assoluta centralità nell’informare ed educare i cittadini. Ma non sempre sono all'altezza di queste responsabilità o purtroppo non sempre garantiscono obiettività e imparzialità delle notizie.
In questa sezione si trovano informazioni utili sul sistema radio-televisivo e sulle normative di riferimento per sapere come e quando non viene rispettato il consumatore.

Molti pensano che il canone RAI vada in prescrizione dopo cinque anni, trascorsi i quali buttano la ricevuta. Poi, a causa di qualche pasticcio, ricevono un’ingiunzione di pagamento da parte della Agenzia delle entrate di Torino, Sportello abbonamenti alla televisione (SAT), che a causa di un raggiro legislativo ha la competenza esclusiva sul canone TV. Non avendo più la ricevuta, l’utente non può fare niente e, se volesse fare qualcosa, dovrebbe fare ricorso alla Commissione tributaria provinciale di Torino, anche se abita a Caltanissetta. Questa è un’altra truffa legislativa dovuta a un regio decreto del 1940 con il quale fu emanato il Codice di procedura civile: l’art. 25 ha stabilito che in caso di controversie fra i cittadini e la pubblica amministrazione è competente il foro di quest’ultima e l’Agenzia delle entrate di Torino è una pubblica amministrazione che ha sede, appunto, a Torino. E’ chiaro che nessuno è disposto a recarsi a Torino diverse volte per una controversia da 104 euro.
L’equivoco che la ricevuta debba essere conservata per cinque anni è dovuto all’art. 2948 del Codice civile in base al quale va in prescrizione dopo cinque anni “tutto ciò che deve pagarsi periodicamente ad anno o in termini più brevi”. Ma ciò vale, ad esempio, per le bollette, non per il canone RAI, in quanto diverse sentenze della Corte costituzionale hanno stabilito che è un tributo e i tributi vanno in prescrizione dopo 10 anni, se non è disposto diversamente da qualche norma. Per il canone RAI, nessuna norma ha stabilito “diversamente”.

Pasticci con il canone tv
Per ragioni varie, vi sono famiglie i cui componenti coabitano, quindi hanno la stessa residenza, ma anagraficamente non figurano nello stesso stato di famiglia. La Rai, che tramite collegamento telematico con l’anagrafe viene a conoscenza di tutti i residenti e i cambiamenti di residenza (con tanti saluti alla privacy e al Garante della privacy, che è sempre stato zitto), manda a questi, che non figurano nello stato di famiglia, la solita lettera minatoria con l’invito-intimazione a pagare il canone televisivo, nel presupposto che abbiano un televisore. I più sprovveduti rispondono che detengono un televisore, ma il padre o la madre o il fratello, che pure ne detengono uno, pagano già il canone e quindi non è dovuto. Errore, perché è vero che la legge n. 223/1990 ha stabilito che chi paga un abbonamento può detenere quanti televisori vuole, ovvero quanti ne esistono nell’ambito del nucleo familiare, ma, siccome i componenti familiari coabitanti non risultano nello stesso stato di famiglia, devono pagare un canone televisivo a parte. L’unica soluzione è semplicemente quella di non rispondere alla lettera della Rai.
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